La psicologia umanistica e bioenergetica

Allo scopo di descrivere cosa è la psicologia umanistica e bioenergetica partirò da un’esperienza. Uno degli esercizi che propongo alle persone che vengono ai miei gruppi consiste nel camminare all’interno della sala dapprima ignorando tutti gli altri, e poi guardandosi negli occhi. Questa attività così semplice a descriversi è in realtà molto potente: alcuni trovano difficoltà a metterla in atto. D’altra parte non siamo più abituati a guardarci negli occhi, a riconoscere profondamente l’altro. È una difficoltà che ha radici culturali: di conseguenza, persino quando dobbiamo prenderci cura di qualcuno abbiamo solitamente in mente un problema, non una persona.

La persona al centro della psicologia umanistica e bioenergetica

Al contrario, per la psicologia umanistica e bioenergetica al centro sta la persona e la sua totalità mente-corpo, dove hanno sede le emozioni.

In sintesi, questa concezione affonda le sue radici nel Romanticismo del Diciannovesimo secolo e prima ancora nella filosofia esistenzialista e fenomenologica e, ancora più indietro nel tempo, nel pensiero di Platone e Socrate (De Marchi, 2006). Essa si pone infatti due domande fondamentali: cosa significa essere persone pienamente umane e in che modo possiamo rendere la vita di ognuno ricca e significativa (Schneider e Langle, 2012). La psicoterapia umanistica si occupa perciò delle condizioni psicologiche e sociali per mezzo delle quali l’individuo può conoscere intimamente se stesso e gli altri e, per quanto possibile, realizzare pienamente il proprio essere.

La ricerca di significato

L’approccio umanistico alla ricerca teorica ed alla pratica psicoterapeutica prende in considerazione, piuttosto che teorie meccanicistiche e centrate sul rapporto causa-effetto, temi esistenziali quali la ricerca di significato, la mortalità, la libertà, i valori, i limiti, la creatività, la spiritualità ed infine i modi in cui questi concetti si declinano nelle realtà personali, interpersonali, sociali e culturali (Schneider e Langle, 2012).

Psicologia umanistica e bioenergetica: modelli

Considerando questa ampiezza di temi e di punti di vista, la psicologia umanistica si avvale di un grande numero di modelli che vanno dalla terapia centrata sul cliente (Rogers, 1951) all’analisi transazionale (Berne, 1961) ed alla psicoterapia relazionale (Greenberg e Mitchell, 1983), dalla psicosintesi (Assagioli, 1965) alla Gestalt (Perls et al., 1951), dalle terapie psicocorporee (Reich, 1927, 1949; Lowen, 1958, 1967, 1975a-b, 1980) allo psicodramma (Moreno, 1946) e poi al drammautogeno (Lo Iacono, 1998), dalla terapia focalizzata sulle emozioni (Greenberg et al., 1993; Greenberg e Johnson, 1988) alla psicoterapia esistenziale (May, 1967, 1969; Laing, 1960; Yalom, 1980; Frankl, 1946) ai contributi infine di derivazione psicanalitica (Fromm 1956, 1976; Jung, 1921; Reich, 1927, 1949; Freud, 1900, 1905a-b).

I princìpi della psicologia umanistica

carl rogers
Carl Rogers

I vari approcci umanistici condividono un nucleo centrale di assunti e princìpi in grado di distinguerli come “Terza Forza” rispetto alla scuola comportamentista e a quella psicoanalitica (Maslow, 1954, 1962; Buhler, 1971). Vediamone brevemente alcuni.

La relazione

Per prima cosa abbiamo la centralità di una relazione calda e genuinamente empatica. L’esperienza soggettiva del paziente è più importante di ogni teoria o interpretazione del terapeuta, il quale ha il compito di far luce su tale esperienza, cercando di esplorare empaticamente il mondo del paziente, validandolo a livello emozionale (Rogers, 1951; Fonagy et al., 2002; Fredrickson, 2004; Holmes, 2001; Wallin, 2007).

Il significato delle emozioni

In secondo luogo abbiamo la facilitazione dell’esperienza emotiva del paziente nel momento presente della terapia, intesa come un processo olistico di consapevolezza immediata delle percezioni, delle sensazioni, delle emozioni, del pensiero e delle decisioni. In altre parole gli interventi e le risposte del terapeuta sono volti ad approfondire ed a stimolare le sensazioni emotive all’interno di una relazione in cui il paziente senta di poter contattare anche le emozioni più difficili (Siegel, 2010; Main, 1991; Martin, 1997; Goleman, 1995; Lowen, 1967) e in cui divenga inoltre il protagonista della creazione e della scoperta o riscoperta di significato dei propri simboli e del loro significato.

La tendenza naturale alla crescita

Inoltre è essenziale la fiducia posta sulla tendenza naturale dell’individuo alla crescita ed all’integrazione, alla possibilità di liberarsi da condizionamenti e dalle dipendenze e alla ricerca di una vita piena di significato. L’esperienza interna, legata ai processi di pensiero ed ai processi emotivo-corporei, è vista come la guida fondamentale per l’adattamento consapevole all’ambiente (Lazarus, 1966; 1974). Per questo motivo, il terapeuta ha spesso il compito di centrare l’attenzione propria e del paziente sulla sua esperienza interna e di radicarla alla realtà (Lowen, 1975a).

L’unicità della persona

Infine, è importante il rispetto per la storia, le emozioni, i comportamenti e le scelte del paziente, i quali pur potendo essere considerati come “casi” da far rientrare in una categoria diagnostica la cui conoscenza può facilitare il lavoro e la comunicazione tra terapeuti, riguardano fondamentalmente gli aspetti unici, irripetibili, sorprendenti e non etichettabili di un essere umano (Lo Iacono e Sonnino, 2008; Rogers, 1951; May, 1967; Laing, 1960). Come è stato detto in precedenza, i modelli teorici non sono l’elemento essenziale della psicologia umanistica, in quanto se lo scopo dello psicoterapeuta è quello di comprendere appieno l’esperienza di una persona, la teoria può al massimo aiutarlo solo nelle fasi iniziali del processo.

Gli autori della psicologia umanistica

Quindi, in questo quadro generale si collocano i contributi dei padri della psicologia umanistica e bioenergetica, che condividono, nella loro diversità, i quattro princìpi sopra esposti. Come è noto, Maslow (1954) descrisse le possibilità dell’uomo di liberarsi dai condizionamenti quando diviene consapevole dei propri bisogni materiali e spirituali. Inoltre Rogers (1951) osservò come fosse possibile rimuovere i blocchi alla tendenza naturale all’autorealizzazione di ogni essere umano attraverso la comprensione empatica, accurata ed autentica delle strutture di riferimento interne del cliente da parte del terapeuta. Anche Rollo May (1967, 1969) ha chiarito che il compito del terapeuta è quello di rimanere disponibile all’incontro con il paziente, senza sforzarsi di inquadrare il problema in schemi teorici, che producono un pensiero astratto ed un innalzamento delle resistenze. 

Laing (1960) poneva l’accento sull’esperienza e sulla storia della persona malata, piuttosto che sui suoi sintomi, rivelando così quanto la malattia fosse in molti casi l’unica strada percorribile in determinati contesti sociali, come la psicologia sistemica della famiglia conferma. Infine Frankl (1946), che conobbe direttamente la tragedia dei lager nazisti, testimoniò in prima persona che non esiste alcun contesto, per quanto misero o inaccettabile che sia, che escluda in sé la possibilità di dare un significato alla vita. 

Analogie con la Gestalt e la psicologia interpersonale

In conclusione, alcune delle concezioni sopra accennate della psicologia umanistica e bioenergetica sono derivate nel complesso da altre scuole psicologiche. Per esempio, Perls e la Psicologia della Gestalt (1951) hanno chiarito che gli elementi cruciali per una relazione terapeutica sono la sua autenticità, spontaneità e centratura sul momento presente, così come poi dimostrato dai contributi derivati dalla teoria dell’attaccamento e dalla psicologia interpersonale (Wallin, 2007; Fonagy et al., 2002; Holmes, 2001). 

alexander lowen
Alexander Lowen

La bioenergetica

La psicologia umanistica e bioenergetica non si tiene conto solo della mente, ma anche del corpo. Lowen, a partire dalla sua esperienza diretta con la psicoterapia corporea di Reich, ha descritto la personalità umana in termini corporei ed energetici ed ha associato il lavoro sul corpo con quello sulla mente allo scopo di aiutare le persone a sciogliere le tensioni muscolari ed emotive che sono di ostacolo alla risoluzione di problemi esistenziali e relazionali ed alla capacità di provare piacere e gioia di vivere (Lowen 1958, 1975a, 1977).

Prima ancora, la bioenergetica di Lowen affonda le sue radici nei contributi di Wilhelm Reich alla psicanalisi e nel concetto di “carattere” o “corazza muscolare”. Per dirla in breve, tali concetti si riferiscono a tensioni muscolari che hanno il duplice effetto di difendere l’organismo dal dolore ma anche, cronicizzandosi, di impedirne la sessualità, l’orgasmo ed una sana vita psichica. Difatti la corazza si forma durante lo sviluppo. Proprio per questo, uno dei processi attivati dalla psicoterapia bioenergetica consiste nel destrutturare gradualmente tali tensioni muscolari per ristabilire un nuovo e più funzionale equilibrio psicofisico (Reich, 1927, 1949).

In conclusione, ho descritto brevemente i fondamenti dell’approccio umanistico bioenergetico. Tuttavia questo articolo non ha nessuna pretesa di essere esaustivo. Chi desidera maggiori informazioni può leggere altro materiale negli articoli del blog, oppure su altri siti di psicologia umanistica e bioenergetica come quello della scuola Psicoumanitas.

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